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APPROFONDIMENTI

PSICOSOMATICA

LA MEDICINA CENTRATA SUL PAZIENTE

Ippocrate sosteneva la necessità di un dialogo tra il medico e il malato che fosse attento, collaborativo ed aperto all'ascolto. Qualche secolo più tardi, Seneca delinea la figura di un medico che nella pratica della sua arte, esalta l'aspetto umanitario offuscando quello venale. Tali concezioni mostrano la loro attualità in un momento in cui il rapporto medico-paziente si è progressivamente spersonalizzato. A partire dal XVII° secolo, grazie all'impatto della filosofia cartesiana, si è sviluppato il modello biomedico attuale caratterizzato dalla riduzione della malattia a mero guasto del corpo-macchina.

La malattia diviene la protagonista assoluta degli interessi del medico ed il paziente è presente solo come figura ausiliaria. La disumanizzazione e la parcellizzazione dell'approccio al paziente sono alcune tra le critiche al modello clinico centrato sulla malattia e sul medico, che si ritrovano già a partire dagli '50. Balint (1957) sostiene l'esigenza di un ampliamento della medicina tradizionale che,secondo lui, non può prescindere dalla costruzione di una relazione con il paziente.

Attualmente si sta diffondendo un modello centrato sul paziente dove, accanto alla competenza del medico, diviene importante l'apporto del paziente. Il paziente viene considerato dai sanitari nella sua globalità ed è promossa la dimensione relazionale. Diviene, quindi, fondamentale un buon clima di lavoro che chiama in campo variabili psicologiche di accoglienza e di sostegno dell'altro nel gruppo di lavoro stesso.

Attraverso le proprie esperienze e competenze ogni operatore si relaziona con l'altro condizionando il lavoro d'equipe. La condivisione della responsabilità permette inoltre che l'agire di ogni operatore sia collocabile in un contesto più ampio del singolo intervento. In questa visione, la figura dell'infermiere può diventare punto di snodo importante tra il sistema-equipe e il sistema-paziente in virtù delle proprie competenze professionali specifiche, ma soprattutto relazionali e di ascolto acquisite attraverso lo scambio continuo e la vicinanza al paziente.

La rilevazione dei bisogni del paziente, la loro interpretazione e valorizzazione in seno all'equipe sanitaria rappresentano momenti in cui la professionalità infermieristica può trovare la sua peculiarità. Spesso il paziente lamenta scarsa comprensione ("ho cercato di spiegarglielo, ma non mi capisce") da parte degli operatori con cui viene a contatto più raramente ("non riesco mai a parlargli") ma che comunque hanno un ruolo determinante ("ed è lui che decide"). Dal punto di vista comunicativo, la creazione di un rapporto ottimale tra il sanitario ed il paziente si realizza attraverso la comprensione empatica che può considerarsi come la via per cercare la risposta ad una domanda inespressa, ed ha importanza per una completa comprensione del paziente.

La formazione in ambito sanitario spesso non considera principale l'aspetto psicologico, ciò causa una trascuratezza nella relazione tra il sanitario ed il paziente con inevitabili conseguenze sulla esattezza della diagnosi e quindi anche della terapia. La relazione dà significato a tutto il resto giacchè è attraverso questa relazione che i bisogni del paziente possono essere conosciuti e si può ottenere la sua collaborazione. Ripensare la relazione di cura in un gruppo di formazione professionale rende possibile ricercare ed elaborare un senso personale e professionale più flessibile ed efficace e può rappresentare una modalità operativa più vicina al paziente.

Si tratta di valorizzare le potenzialità del paziente attraverso "un aver cura" centrato sul dialogo e fondato su responsabilità condivise tra il sanitario ed il paziente. Quindi il contributo dell'infermiere non può essere solo orientato a curare la malattia (a pallida imitazione del modello medico), ma la colloca nel contesto del paziente com'è naturalmente. Togliendo la sovrastruttura scientifica, ci appare l'uomo malato nella sua umanità e complessità desideroso di essere accolto da chi, come l'infermiere, gli sta vicino.

Si tratta di valorizzare le frequenti espressioni di bisogni dei pazienti che pur confidandoli all'infermiere spesso non riescono ad esprimersi con il medico, quante volte è capitato di sentire il paziente lamentarsi della terapia, o di alcuni esami diagnostici, oppure della scarsa informazione ricevuta e poi, sollecitati dall'infermiere ad esprimersi con il medico, non essere in grado (o non volere) di riferire le stesse idee. La vicinanza al paziente implica la creazione di un rapporto empatico, non può essere frutto dell'improvvisazione o della fugacità di un "giro visite" ospedaliero.

Quindi il riportare al centro delle nostre attenzioni non solo i problemi del corpo ma anche e soprattutto quelli della mente, come un tutt'uno inscindibile diventa una necessità umana e professionale a miglioramento della qualità dell'assistenza dovuta al paziente ed a maggiore gratificazione personale.

GREGORELLI LUIGI

 

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